I denti del giudizio, o terzi molari, sono gli ultimi denti permanenti a comparire. In molti casi erompono dopo i 16 anni e, quando non trovano spazio sufficiente, possono rimanere inclusi, spuntare solo in parte o crescere in posizione sfavorevole. Non tutti hanno quattro denti del giudizio e non tutti i denti del giudizio devono essere rimossi.
Quando l’estrazione è davvero indicata
L’estrazione del dente del giudizio non è una procedura automatica. Le linee guida NICE raccomandano di non rimuovere in modo profilattico i terzi molari inclusi sani e privi di patologia, perché non ci sono prove affidabili di un beneficio per il paziente e ogni intervento chirurgico comporta comunque dei rischi.
L’intervento viene valutato quando il dente del giudizio causa problemi reali o mostra segni di malattia. Tra le situazioni più frequenti rientrano:
- pericoronite ricorrente, cioè infiammazione o infezione della gengiva che ricopre in parte il dente
- carie non restaurabile del dente del giudizio o del dente vicino
- ascesso o altre infezioni locali
- danno al secondo molare adiacente
- cisti o altre alterazioni patologiche
- frattura del dente o condizioni che ne rendono impossibile il recupero.
È importante correggere anche un equivoco molto diffuso: il dente del giudizio non va tolto automaticamente per prevenire l’affollamento dei denti anteriori. Le fonti cliniche consultate indicano che questa, da sola, non è una motivazione standard all’estrazione.
Come si pianifica l’intervento
La pianificazione comincia sempre con una visita clinica e con esami radiografici adeguati. Quando si sta valutando una rimozione chirurgica, la radiografia panoramica è spesso il primo esame di riferimento. Nei casi in cui il dente del giudizio inferiore sembri molto vicino al nervo alveolare inferiore, il chirurgo può richiedere una CBCT, cioè una TAC Cone Beam, per ottenere una visione tridimensionale più precisa del rapporto tra radici e nervo.
Questa fase serve anche a decidere quale sia l’approccio più adatto: semplice monitoraggio, estrazione completa oppure, nei casi selezionati, coronectomia. La scelta dipende dalla posizione del dente, dalla presenza o meno di patologia, dal rischio di danno nervoso e dalle condizioni generali del paziente.
Come si svolge l’estrazione chirurgica
L’estrazione viene eseguita di solito in anestesia locale. In alcuni casi, soprattutto se il dente è più difficile da rimuovere o se il paziente è particolarmente ansioso, possono essere valutate anche sedazione o anestesia generale. Durante la procedura il paziente non dovrebbe avvertire dolore, anche se è normale percepire pressione o trazione.
Se il dente è incluso o parzialmente erotto, il chirurgo può dover praticare una piccola incisione nella gengiva, sollevare il tessuto per accedere al dente, rimuovere una minima quota di osso e dividere il dente in più parti per facilitarne l’estrazione. Al termine, se necessario, la gengiva viene suturata; spesso si utilizzano suture riassorbibili.
Tecniche avanzate: coronectomia e piezosurgery
Quando le radici del dente del giudizio inferiore sono particolarmente vicine al nervo che dà sensibilità al labbro inferiore e al mento, il chirurgo può proporre una coronectomia. In questa procedura si rimuove solo la corona del dente e si lasciano le radici nell’osso, con l’obiettivo di ridurre il rischio di lesione nervosa e di parestesia, cioè formicolio o intorpidimento persistente. Questa tecnica non è adatta a tutti i casi: per esempio, se il dente è molto cariato o le radici non sono sane, può non essere indicata.
In alcuni casi il chirurgo può anche utilizzare strumenti piezoelettrici, spesso indicati come piezosurgery, per lavorare sull’osso con maggiore precisione. Una revisione sistematica recente suggerisce che questa tecnologia può essere associata a minore dolore, gonfiore e trisma post-operatori, ma con tempi chirurgici più lunghi e con una letteratura che richiede ancora ulteriori conferme.

Cosa aspettarsi dopo l’intervento
Dopo l’estrazione è normale avere dolore, gonfiore e una certa rigidità della mandibola. Possono comparire anche piccoli lividi sulla guancia e fastidio nella masticazione o nella deglutizione. Questi sintomi tendono in genere a migliorare nei primi giorni, anche se il gonfiore può restare evidente fino a circa due settimane.
Nel sito chirurgico si forma un coagulo ematico, che è essenziale per la guarigione. Proteggere questo coagulo nei primi giorni è importante perché la sua perdita o il suo disturbo possono favorire l’alveolite post-estrattiva, una delle complicanze più dolorose della chirurgia dei denti del giudizio.
Alimentazione, igiene orale e gestione del dolore
Nei primi giorni dopo l’intervento è utile seguire alcune indicazioni semplici ma importanti:
- assumere gli antidolorifici consigliati dal professionista
- preferire cibi morbidi o semiliquidi finché la masticazione non torna confortevole
- mantenere pulita la bocca con risciacqui delicati, secondo le indicazioni ricevute
- lavare gli altri denti con attenzione, evitando di traumatizzare la zona operata
- evitare cibi duri, croccanti o che possano incastrarsi nella ferita
- evitare fumo, alcol e bevande molto calde nei primi giorni
- in caso di sanguinamento, applicare pressione locale per almeno 10 minuti.
Anche la terapia farmacologica va personalizzata. Non è corretto descrivere antibiotici o altri farmaci come passaggi automatici per tutti i pazienti: la prescrizione dipende dal quadro clinico, dalla complessità dell’intervento e dalla valutazione del professionista. Le linee guida e la letteratura citata dal Royal College of Surgeons non supportano un uso profilattico routinario degli antibiotici in tutti i casi di chirurgia dei terzi molari.
Possibili rischi e complicanze
Come ogni intervento chirurgico, anche l’estrazione dei denti del giudizio può avere complicanze. Le più note sono:
- alveolite post-estrattiva, quando il coagulo non si forma correttamente o si disloca troppo presto
- infezione
- sanguinamento
- dolore, gonfiore e trisma temporanei
- danno nervoso con intorpidimento o formicolio di lingua, labbro o mento, più rilevante soprattutto nei denti del giudizio inferiori
- più raramente, nei superiori, problemi legati alla vicinanza con il seno mascellare.
Il rischio di alterazioni della sensibilità è in genere basso, ma non è nullo. Nella maggior parte dei casi questi disturbi sono temporanei; più raramente possono persistere più a lungo o diventare permanenti. Proprio per questo, nei casi ad alto rischio, la scelta tra estrazione completa e coronectomia va discussa con attenzione.
Tabella comparativa: estrazione completa e coronectomia
| Aspetto | Estrazione completa | Coronectomia |
| Cosa viene rimosso | Tutto il dente, radici comprese | Solo la corona, con radici lasciate in sede |
| Quando si considera | Quando il dente va rimosso e il rischio nervoso è accettabile | Quando le radici del dente inferiore sono molto vicine al nervo |
| Obiettivo principale | Eliminare completamente il dente patologico | Ridurre il rischio di danno nervoso |
| Limiti | Maggiore attenzione se il nervo è molto vicino | Non adatta a tutti i casi, per esempio se il dente è molto cariato o le radici non sono sane |
| Possibili sviluppi successivi | Guarigione del sito post-estrattivo | Le radici residue possono spostarsi o, in alcuni casi, richiedere un secondo intervento |
Questa distinzione aiuta a capire perché la coronectomia non sia una “estrazione incompleta”, ma una scelta chirurgica conservativa usata solo in casi selezionati.

Quando contattare il professionista
È importante contattare il dentista o il chirurgo orale se:
- il sanguinamento non si arresta
- il dolore o il gonfiore peggiorano invece di migliorare
- compare cattivo sapore persistente in bocca
- si ha febbre o sensazione di malessere generale
- compare o persiste una marcata alterazione della sensibilità di labbro, mento o lingua.
Conclusione
L’estrazione dei denti del giudizio è un intervento frequente, ma non va considerato automatico. La decisione deve basarsi su una valutazione clinica e radiografica accurata, distinguendo i casi che richiedono davvero chirurgia da quelli che possono essere monitorati nel tempo. Quando il dente inferiore è molto vicino al nervo, la coronectomia può rappresentare una soluzione utile per ridurre il rischio di complicanze neurologiche.
Domande Frequenti
I denti del giudizio vanno tolti sempre?
No. I terzi molari inclusi sani e privi di patologia non devono essere rimossi automaticamente.
Quanto dura il dolore dopo l’estrazione?
Dolore e gonfiore sono comuni nei primi giorni e in genere iniziano a migliorare dopo 1 o 2 giorni, anche se alcuni fastidi possono protrarsi fino a circa due settimane.
Posso fumare dopo l’intervento?
È meglio evitarlo, perché il fumo aumenta il rischio di infezione e può ostacolare la guarigione del coagulo e dei tessuti.
Che cos’è l’alveolite post-estrattiva?
È una complicanza dolorosa che si verifica quando il coagulo ematico del sito estrattivo non si forma correttamente o si perde troppo presto.
La coronectomia è più sicura dell’estrazione completa?
Non in assoluto, ma nei casi in cui le radici del dente inferiore siano molto vicine al nervo può ridurre il rischio di intorpidimento di labbro e mento.
Il dente del giudizio causa sempre affollamento dei denti davanti?
No. Le evidenze disponibili non supportano l’idea che l’estrazione del dente del giudizio sia indicata di routine solo per prevenire l’affollamento anteriore.
Quando serve una TAC Cone Beam?
Può essere utile quando il dente del giudizio inferiore è molto vicino al nervo e serve una valutazione tridimensionale più precisa prima dell’intervento.
Gli antibiotici servono sempre dopo l’estrazione?
No. La terapia deve essere personalizzata e non esiste un’indicazione a prescriverli automaticamente in tutti i casi.
Disclaimer medico
Le informazioni riportate in questo articolo hanno finalità informative e non sostituiscono la visita clinica, la diagnosi e il piano di trattamento formulati dal professionista sulla base del singolo caso.

